
In una diagnosi oncologica è fondamentale una presa in carico globale del paziente. Oggi come viene organizzata l’assistenza per aiutare i pazienti oncologici a gestire il dolore e le difficoltà legate alla malattia? E che ruolo hanno le terapie integrate, accanto alle cure tradizionali, nel migliorare la qualità di vita e sostenere il percorso di cura?
Le terapie integrate in oncologia sono tutti quei trattamenti che affiancano le terapie antitumorali e supportano la persona durante e al termine dei trattamenti oncologici. Ci riferiamo soprattutto al supporto psico-oncologico quindi tutti gli aspetti emotivi e psicologici legati alla diagnosi e ai trattamenti, in seconda istanza agli stili di vita: alimentazione, esercizio fisico e per ultimo trattamenti complementari non farmacologici che abbiano basi scientifiche come ad esempio l’agopuntura nel trattamento del dolore cronico.
La diagnosi oncologica coinvolge non solo il paziente, ma anche l’intero nucleo familiare. Oltre alla sofferenza fisica e alle difficoltà legate alle terapie, emerge una profonda sofferenza psicologica e relazionale. Dal suo punto di vista clinico, qual è il ruolo della famiglia nel supporto attivo al paziente durante il percorso di cura? E in particolare, come viene considerata e sostenuta la figura del caregiver, che spesso si fa carico in prima persona dell’assistenza quotidiana e del peso emotivo della malattia?”
Il caregiver è la persona che, all’interno della sfera familiare o affettiva, si occupa gratuitamente e quotidianamente dell’assistenza di un congiunto non autosufficiente, disabile o malato. Sono compiti del caregiver: rilevare disagi, sintomi, malori del paziente da comunicare puntualmete all’equipe multidisciplinare, gestire e somministrare le terapie, gestire i bisogni del malato quali mobilizzazione, alimentazione, igiene, notare evoluzioni e cambiamenti nel comportamento del paziente durante la giornata, avvertire il medico o l’infermiere in caso di emergenza.
Nella nostra esperienza, abbiamo condotto lo scorso anno uno studio su 43 caregivers, di questi 35 erano donne (80%). Dallo studio è emerso che i caregivers si sono dichiarati maggiormente preparati nel prendersi cura dei bisogni fisici dell’assistito ma hanno espresso difficoltà nella gestione dello stress connesso all’assistenza, perciò vorrei sottolineare l’importanza della psiconcologa non solo per i pazienti ma anche per i familiari e ringrazio la LILT Campobasso e la dott.ssa D’Aulerio per il servizio gratutio di psico-oncologica presso lo Sportello Oncologico attivo nel nostro centro DH Oncologia all’ospedale San Timoteo di Termoli.
Nella sua esperienza clinica, quanto ritiene importante l’alleanza tra medico, paziente e famiglia nel percorso di cura oncologica? In che modo questa collaborazione contribuisce all’umanizzazione delle cure, rendendo l’assistenza più attenta non solo alla malattia, ma anche alle persone e ai legami che le sostengono?
L’alleanza terapeutica medico-paziente è fondamentale e spesso indispensabile per la riuscita delle cure, agendo come fattore co-terapeutico che migliora l’aderenza. Il rapporto medico-paziente si basa su fiducia, empatia e comunicazione. Sottolineo l’importanza di una comunicazione chiara da parte del medico. Il medico deve utilizzare un linguaggio comprensibile e creare un clima di supporto, mettendo al centro il paziente, inclusi i suoi valori, aspettative e paure. Questo pone al centro del percorso di cura il paziente portando a una umanizzazione delle cure.