• Dona il 5 per mille
  • Ottobre Rosa 2020
Previous Next

LILT CAMPOBASSO: IL PROGETTO “NUOVA VITA DOPO LA MALATTIA” SUL SITO DELL'OMS

Il progetto “Nuova Vita dopo la Malattia: recupero del benessere psico-sociale dei malati oncologici” è stato pubblicato sul sito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

nuova1

Arriva così un altro importantissimo riconoscimento per il progetto di ricerca sanitaria finanziato dalla LILT con i fondi del 5xmille, in collaborazione tra LILT Campobasso e LILT Ascoli Piceno per aumentare la qualità dell’assistenza dei pazienti oncologici grazie allo sportello LILT presso il Day Hospital dell’ospedale di Termoli.

nuova3

Al progetto hanno preso parte: Carmela Franchella (presidente LILT di Campobasso), Marianna D’Aulerio (psicoterapeuta), Claudia Spina (psicoterapeuta), Eleonora Iorio (nutrizionista), Mattia Scipioni (psicologo), Pierangela Antonecchia (tecnico della prevenzione/formatore), Marina Bellomo (educatore/formatore), Marina Cirelli (assistente sociale), Giuseppe Carfagno (tecnico informatico), Giovanni Fabrizio (chirurgo e presidente LILT di Campobasso) Francesco Carrozza (oncologo Responsabile del Day Hospital Oncologico al San Timoteo di Termoli) Patrizia Farina (oncologa), Domenica D’Addario (oncologa), Raffaele Trivisonne (Oncologo e presidente LILT di Ascoli Piceno), Barbara Sbrolla (psicoterapeuta), Francesca Giorgi (oncologa dell’Ospedale “Madonna del Soccorso” dell’ASUR Marche AV5), Alessandro Cicconi (psicoterapeuta), Silvia Di Battista (biologa nutrizionista).

nuova8

Il progetto che guarda i malati oncologici nella loro interezza con tutti i bisogni psicologici e nutrizionali collaterali alla malattia è stato protagonista anche del convegno che si è tenuto a Larino sui modelli gestionali in oncologia. Un modello che, attraverso un percorso di riabilitazione con approccio bio-psico-sociale, mira a facilitare il recupero funzionale, ridurre i tempi di degenza, garantire una migliore tollerabilita’ dei trattamenti e facilitare il reinserimento della persona nel suo contesto familiare.

Un obiettivo che l’Associazione Provinciale di Campobasso della LILT raggiunge grazie allo sportello di ascolto psico-oncologico, all’ambulatorio nutrizionale e ai percorsi info-motivazionali.

La diagnosi di tumore determina un profondo turbamento nelle persone che la ricevono, richiedendo una grande capacità di riadattamento. Di fatti, ammalarsi di cancro è un avvenimento traumatico che investe non solo la dimensione fisica ma anche quella psicologica, dei rapporti interpersonali e sociali, spesso determinando un peggioramento generale della qualità della vita della persona.

“Per ogni malato oncologico si parla di cancer survivorship – ha spiegato il dottor Francesco Torino, Ricercatore di Oncologia Medica e professore aggregato di Oncologia Medica presso l’Università di Roma Tor Vergata e consulente tecnico-scientifico della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori – comprendendo tutta la cerchia di familiari e amici del paziente. Nel 2005 è nato un documento dal titolo “from cancer patient to cancer survivor: lost in transition”. Perché già diversi anni fa ci si è resi conto che in effetti il problema vero del survivor è questa transizione: svestire cioè i panni del paziente e rivestire i panni di persona, per cui è necessario curare quattro aspetti specifici: sorvegliare sulla recidiva, intervenire sugli effetti fisici e psico-sociali, considerare i problemi legati a lavoro, disabilità e assicurazioni, coordinare a specialista e medico di medicina generale”.

nuova2

In Italia, sulla base dei dati aggiornati al 2020, vivono oltre tre milioni e mezzo di persone con storia personale di tumore. Di questi numeri negli ultimi anni sono in aumento donne e uomini sopravvissuti ai fatidici cinque anni dopo il cancro. Ma sopravvivere al cancro non è la stessa cosa di non averlo. La vita dopo il tumore non è la stessa di prima e spesso gli effetti collaterali impattano sulla qualità di vita.

“I problemi assistenziali – ha continuato il dottor Torino - che più frequentemente sono presenti nei cancer survivors possono essere una moltitudine e possono basarsi sul benessere psicologico, sociale ed anche religioso. In Canada ed in Australia ci sono diversi studi sui bisogni assistenziali dei survivors, in Italia invece non è stato effettuato nessuno studio e ad oggi noi non conosciamo quali sono le richieste e i bisogni. In questo campo si può fare e si deve fare ancora molto per portare il paziente alla vita normale. Questo ha una ricaduta in termini di impegno del sistema sanitario nazionale non indifferente e il follow up classico deve essere integrato di tutta una serie di elementi che vanno oltre il semplice monitoraggio della recidiva nell’ambito di un modello organizzativo e di utilizzo di una infrastruttura informativa che deve essere comune e condivisa e che vede l’impegno della medicina territoriale. La LILT si sta impegnando in questo campo perché da sempre fa prevenzione primaria e terziaria e può svolgere un compito di coordinamento tra l'Ospedale e i Servizi Socio-assistenziali perché è già ben strutturata sul territorio con una presenza capillare”.

Un modello gestionale a cui la LILT Nazionale sta lavorando ma che l’Associazione Provinciale di Campobasso della LILT sta già sperimentando con il lavoro quotidiano di professionisti e volontari presso lo Sportello Oncologico del Day Hospital all’ospedale di Termoli e con percorsi e risposte concrete a bisogni estemporanei che altrimenti non troverebbero soluzioni.